nel delta del Po la quercia di Dante

Nel Delta del Po ne sono certi: quando Dante scriveva: “Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura /ché la diritta via era smarrita”   non stava descrivendo un evento immaginario ma una esperienza vera della sua vita

G.Doré la selva oscura
G.Doré la selva oscura

Non hanno del tutto torto: narra la tradizione che, attraversando l’area del Delta del Po, Dante si sia smarrito nell’intrico di acque e boschi, che all’epoca ricopriva l’intera area e per orientarsi decise di arrampicarsi su un albero possente, individuato nella “Grande Rovra di San Basilio”. “Rovra”, in polesano, sta per quercia o farnia. Nello specifico, il monumentale esemplare di Quercus robur che dominava l’argine del Po di Goro, nei pressi di San Basilio. 

la Rovra ancora in piedi dopo il fulmine
la Rovra ancora in piedi dopo il fulmine

 Nell’estate del 1321 Dante sarebbe realmente transitato per San Basilio, ospite dell’Hospitium gestito dai Monaci di Pomposa tornando da Venezia e diretto a Ravenna per consegnare un’ambasciata al Podestà Guido Novello da Polenta, padre di Francesca da Rimini, protagonista del canto V dell’Inferno. Proprio nel Delta venne contagiato dalla malaria, che lo fece morire pochi mesi dopo a Rimini.

La “Rovra”, cioè la farnia in dialetto polesano, era citata per maestosità ed altezza in un atto notarile del 1538, era realmente una quercia gigantesca, alta 26 metri, ed il  suo tronco poteva essere abbracciato da dieci bambini o sei adulti; tutto questo fino al 1976, quando venne colpita da un fulmine e resistette fino al 25 giugno 2013, quando l’albero mutilato cadde al suolo. 

giugno 2013: la "rovra" abbattuta
giugno 2013: la “rovra” abbattuta

Ma la sua storia, troncata dalla natura stessa, non è finita. La gente della sua terra non ha voluto dimenticarla; hanno raccolto testimonianze e reliquie e le hanno dedicato una mostra a Rovigo programmata per la primavera del… 2020!

dalla presentazione della mostra:

“Nella sala a piano terra di palazzo Roncale, la memoria della grande quercia è rappresentata da una reliquia delle sue possenti radici, proveniente da Ariano nel Polesine, davanti alla quale si stende un lungo telo bianco, l’installazione chiamata “Cortex” realizzata dall’artista Miranda Greggio, ottenuta con una antica tecnica di pittura chiamata ‘Frottage’, basata sullo principio dello sfregamento sul telo con l’erba, un processo creativo che ha saputo cogliere ogni segno della corteccia dell’albero ricavandone una copia del rilievo dell’intero albero, una impronta simbolica che misura 25 metri, come la quercia e permane nel tempo.”

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Sappiamo tutti perché quella mostra appena aperta ha chiuso e adesso, autunno del 2020, la mostra è riprogrammata. 

Una possibilità straordinaria per vedere un reperto storico e letterario, che ha nutrito l’immaginario di tanti, artisti e no. 

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Molte le immagini che hanno probabilmente preso l’ispirazione dalla Rovra costituendo anche, attraverso le illustrazioni del Doré, il paesaggio nel quale tanti di noi collocano Dante all’inizio del suo viaggio.

Credo che quel legno benché ormai morto da tempo sia tuttavia ancora fertile di emozioni per quelli, tanti, che si emozionano davanti alle impronte della storia.

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Notizie e immagini da materiale pubblicitario e dal web

nel delta del Po la quercia di Danteultima modifica: 2020-08-31T13:49:06+02:00da scanfesca
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