Porcarella e la sua storia, dove non c’entrano i porci

prato Porcarella

140514_2770 copia

Per noi fare un salto a Poggio S.Romualdo significa in pochi minuti passare dalla nostra quota quasi di pianura a circa mille metri, dalla valle ampia e “ridente” a spazi sconfinati, paesaggi vastissimi, chiusi in lontananza dai monti azzurri leopardiani che si possono godere dal pianoro della sommità, coperto da quel prato che in ogni stagione è affascinante, anche se in primavera dà il meglio in varietà e colori.

Ci sono anche gli alberi, anzi, c’è anche il bosco, ma più in là, oltre il prato ed è bosco bello, antico, a volte buio da quanto è fitto, attraversato da sentieri segnalati (Parco della Gola della Rossa e Frasassi).

la mappa di Google evidenzia la vastità del prato
la mappa di Google di una parte del prato ne evidenzia la vastità.
l'albero solitario in mezzo al prato enorme come si vede nella foto google
l’albero solitario in mezzo al prato enorme come si vede nella foto sopra

Mi è venuta la curiosità di sapere il perché dell’enorme prato della sommità, che certo non può essere spontaneo, ma l’assenza di alberi in montagna di solito è segno dell’azione dell’uomo anzi di quel particolare tipo di uomo che è il pastore a cui gli alberi di solito danno noia, rubano l’erba!

La spiegazione c’è, non ha a che fare con le pecore,  ma spiega anche il nome di questo posto che da sempre si è chiamata Porcarella fino a quando nel 1936 l’hanno nobilitata cambiando il nome in Poggio S.Romualdo. Io facendo una etimologia a braccio fin troppo ovvia, pensavo che c’entrassero i porci e invece no, bisogna andare molto indietro, fino all’anno mille e forse prima…

l'Abbazia di Valdicastro, nella valletta sotto Porcarella
l’Abbazia di Valdicastro, nella valletta sotto Porcarella

La montagna era allora patrimonio della Abbazia di Valdicastro, che ancora oggi è lì, annidata nella valletta sottostante. Era stata fondata intorno al 1000 dal grande Romualdo degli Onesti il benedettino che volle riformare la regola cercando maggiore severità di vita e contemplazione, diventando così ispiratore dei Camaldolesi, i frati bianchi, e fondatore di numerose comunità in giro per i monti dell’Umbria e delle Marche. Dunque, tornando al nostro prato: con il lavoro di disboscamento il pianoro, per un’estensione di circa 5 km quadrati era un terreno da coltura delle messi di proprietà dei frati di Valdicastro che dava le terre da lavorare a mezzadri (le “opre”).

Ciascuna di loro aveva a disposizione una certa quantità di terra e non essendoci recinzioni occorreva spartire l’enorme superficie con una suddivisione che allora era abituale cioè la “presa” parola che ancora adesso si usa negli orti: la striscia in cui è coltivata la stessa pianta si chiama presa, si dice per es. “una presa di pomodori…”

Dunque la “presa” (nel dialetto umbro-marchigiano)  detta anche “porca” (!!!) parola di origine indoeuropea (in tedesco Furche)  o “prosa”  è la parte di terreno delimitata da due solchi distanti circa due metri. Si può ipotizzare che  la larghezza della striscia, i 2 metri, fosse derivata dall’ampiezza del gesto di chi tagliava l’erba con la falce fienaia

Schermata 2019-06-09 alle 08.57.38

Con il passare del tempo e il diffondersi delle varie forme di segnalazioni  di confini, come le recinzioni, le siepi, i filari alberati ormai il sistema delle  “prese” veniva utilizzate solo a Porcarella e in poche altre località e sono “sparite” anche a Porcarella intorno al 1960, cioè da quando, per mietere, non si adoperò più la “serrecchia” o falce fienaia ma i mietitori vennero soppiantati dalla macchina.

sconfinatoSDSCN7034

Porcarella, la terra delle “prese”, oggi Poggio S.Romualdo, del suo passato così antico e operoso ha conservato il prato quasi sconfinato che, come la siepe leopardiana, ispira sentimenti “infiniti”,

S140514_2785

bello in ogni stagione ma che a primavera dà il meglio di sé e invita a guardare anche da vicino l’incredibile varietà delle forme delle sue erbe e dei suoi fiori.

DSCN8017Varietà 4

le notizie sono tratte da https://it.wikipedia.org/wiki/Poggio_San_Romualdo

Porcarella e la sua storia, dove non c’entrano i porciultima modifica: 2019-06-10T07:46:02+02:00da scanfesca
Reposta per primo quest’articolo

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *