Spelonga il terremoto e Lepanto… misteri sull’Appennino!

Drappo di Spelonga

Parole a caso? Messe insieme senza una logica? Eh no… le Marche sono una terra strana, plurale davvero e spesso poco conosciuta… così forse può stupire che uno dei paesi sconvolti dal terremoto, Spelonga, abbia il problema (tra gli altri) di salvare la reliquia della battaglia di Lepanto!

Si, proprio quella  battaglia che la cristianità, come dice la storia, combatté e vinse per fermare l’invasione dell’Europa da parte dei musulmani il 7 ottobre del 1571.

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Chiedersi cosa c’entri il piccolissimo paese di Spelonga, paese di montagna, stretto fra due parchi nazionali, quello del Gran Sasso e quello dei Sibillini con la battaglia navale di Lepanto è legittimo e naturale ma la risposta c’è.

Infatti nella chiesa di Spelonga è conservata da secoli  “ una bandiera da combattimento, con stemma musulmano, strappata dagli spelongani ad una nave turca, in occasione della Battaglia di Lepanto del 1571. Il trofeo, custodito in una teca di vetro, è costituito da un drappo di stoffa rossa con tre mezzelune ed una stella gialla al centro.” La tradizione orale narra di un eroe spelongano di nome Carlo Toscano, che  strappata la bandiera la riportò sino a Spelonga, addirittura ancora macchiata di sangue.

Secondo la tradizione, alla battaglia di Lepanto parteciparono anche un centinaio di spelongani e si narra che si impossessassero di un vessillo sventolante su una nave turca che riportarono in patria come straordinario cimelio di partecipazione e di vittoria e proprio nella chiesa parrocchiale di Spelonga, che il terremoto ha sventrato, è conservato questo  drappo.

Schermata 2016-12-06 alle 10.42.45 Come sia accaduto che dei montanari come gli abitanti di questo borgo diventassero combattenti di una battaglia che si svolse nel mare della Grecia è ancora fonte di ricerche e discussioni fra storici.

Alla popolazione di Spelonga non importa stabilire la verità storica. I pochi che ancora risiedono qui e tutti quelli che l’emigrazione ha portato lontano, gli spelongani insomma, hanno in quello straccio ormai consunto dal tempo il simbolo della propria appartenenza a questa terra bella e difficile, tormentata anche dal terremoto.  E per celebrare la battaglia lontana nel tempo e nello spazio ogni tre anni organizzano, celebrano e partecipano a un rito complicato e magnifico che ricostruisce e rivive la battaglia.

Si chiama “la festa bella” e già il nome la dice lunga.

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Nella piazza davanti alla Chiesa di S. Agata viene ricostruita la sagoma di una nave, con un albero maestro di circa 30 metri sul quale sventola una copia della bandiera turca. Per arrivare a questo risultato, però, è necessario un lungo e faticoso lavoro preparatorio. Nei primi giorni di agosto i più esperti boscaioli del paese guidano nel bosco un centinaio di uomini per tagliare la pianta da cui verrà ricavato l’albero maestro. La cerimonia della partenza  è un momento emozionante della Festa Bella: a mezzogiorno il suono delle campane saluta, nella piazza, gli uomini che staranno in montagna per tre giorni.

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Una volta abbattuto e ripulito l’albero, infatti, questo verrà trasportato in paese esclusivamente a braccia.  Per la Festa Bella sono gli uomini a curare il trasporto, guidati da un caposquadra che ha anche il compito di ritmare il faticosissimo trascinamento al grido di “oh forza!”.

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Solo dopo tre giorni, appunto, l’albero arriva sulla piazza di Spelonga dove, nei giorni successivi e ancora una volta solo con la forza delle braccia e l’ausilio di funi e scale, verrà issato trionfalmente con la cosiddetta “alzata”.

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Solo a quel punto sarà possibile allestire la riproduzione della galea e potranno iniziare i festeggiamenti: rievocazioni, incontri culturali, rassegne e mostre, degustazioni, celebrazioni religiose, spettacoli e, non ultime, esibizioni di “canto a braccio”, la ormai rarissima e preziosa declamazione di poesie improvvisate in ottava.

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Dunque il terremoto non deve e non può privare Spelonga del drappo che rappresenta la sua identità e a maggior ragione oggi che proprio a quel drappo in tanti devono la vita. Erano alla festa quest’anno tanti giovani del vicino paese di Pescara del Tronto, stavano ancora partecipando a una festa da ballo la notte del 24 agosto quando il loro paese è stato raso al suolo dalla scossa delle 3e36.  La festa li ha salvati…

Il 7 ottobre, anniversario della battaglia di Lepanto, gli abitanti di Spelonga sfollati sulla costa si sono radunati in un albergo e assieme hanno deciso all’unanimità di chiedere alla Curia e ai carabinieri il recupero immediato della loro reliquia dalla chiesa di S.Agata semidistrutta

«Quella bandiera ci fa sentire vivi. Abbiamo più volte dovuto difendere la bandiera – racconta uno degli animatori della Festa Bella – lo Stato Pontificio di cui facevamo parte requisiva i bottini di guerra, ma non la ebbe mai. Da sempre tutti gli spelongani sparsi per il mondo arrivano per la festa. Ci dimentichiamo di tutto, anche di piccoli dissidi, è il nostro orgoglio e deve essere salvata»

Terremoto: messo in salvo vessillo Battaglia Lepanto a Spelonga

Ed ecco il salvataggio… nel mese di novembre   “Custodito in una teca di vetro, il vessillo è stato messo in salvo dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Ancona, insieme a vigili del fuoco, volontari e tecnici della Sovrintendenza.”

Gli Spelongani sono più sereni… ci sarà un futuro e  già in cuor loro cominciano a pensare alla prossima Festa Bella, a Spelonga, nell’agosto del 2019. Spero di esserci anche io.

di Matteo Angelini
il piccolo spelongano intanto comincia a prendere parte alle cerimonie

notizie e foto sono prese dai siti   http://www.spelonga.it/la-festa-bella/    e anche  da

www.spelonga.it 

Spelonga il terremoto e Lepanto… misteri sull’Appennino!ultima modifica: 2016-12-06T13:56:38+00:00da scanfesca
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