una zuppa dei Sibillini, terra di terremoti

Pensandoci bene anche in una ricetta c’è scritta la storia… Dall’ultima passeggiata a Castelluccio (che resterà ultima ahimè per parecchio tempo) ho portato un po’ di scorta di sacchetti di legumi e di lenticchie.

Uno in particolare, dove c’è di tutto: roveja (pisello selvatico di questi prati) lenticchie, fagioli di molti tipi, farro, orzo, ceci, …

la zuppa del mietitore

Ho deciso che lo cucinerò “alla mietitora” .  Anche le ricette  hanno una storia, ovvio, ma alcune ne sono addirittura testimonianza e documento  come questa appunto che ho trovato qualche anno fa assieme alla sua origine,  vera o presunta che sia.

Dunque: una volta ai piedi dei Sibillini, nel versante marchigiano,  si incrociavano  due itinerari molto frequentati (difficile da credere oggi che questi luoghi sono solitari e in certe parti anche desolati): la via Francisca e  la Via del Grano detta anche Il sentiero dei mietitori.

La prima portava i pellegrini da nord verso il mare, dove si imbarcavano per la Terra Santa.  La seconda da est verso ovest risaliva  le valli per arrivare poi a Forca di Presta e infine al  Vettore, salendo dal mare, lungo il fiume Aso… Comunanza, Montemonaco, S.Lorenzo Vallegrascia, S.Maria in Pantano, S.Giorgio al Lago, Arquata del Tronto e su su verso la Forca per arrivare ai Piani di Castelluccio…

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San Lorenzo in Vallegrascia: sembra un po’ qualunque, ma dentro c’è una meraviglia carica di mistero
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uno dei due plutei conservati a Vallegrascia foto di Stefano Mori
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S.Giorgio all’Isola sul Lago di Gerosa, sul sentiero dei mietitori

“…nelle piazze dei paesi lungo la Via del Grano, nei periodi della mietitura, quando la richiesta di manodopera specializzata aumentava di molto, si formava un gran capannello di persone: “gruppi di uomini vestiti poveramente, con la loro bisaccia e i volti cotti dal sole” erano in attesa di farsi ingaggiare per il lavoro dei campi. I proprietari terrieri, infatti, la mattina si recavano in piazza proprio per assumerli a svolgere il lavoro nei campi. Questi mietitori “camminavano di notte e mietevano di giorno seguendo il ciclo di maturazione dalle zone basse a quelle alte (l’ultimo grano era quello di Castelluccio sulla via del ritorno)”.

da http://coninfacciaunpodisole.it/aree-protette/81-parco-sibillini/198-san-lorenzo-vallegrascia-e-il-tesoro-dimenticato”

Insomma storia di montanari poverissimi, di disperati che per affrontare questa fatica inenarrabile avevano a disposizione solo la ricchezza semplice e povera di questi luoghi: i legumi e i cereali.

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in cammino sul Vettore

Così, mi ha raccontato gente di lì, deve essere nata la ricetta della zuppa del mietitore, ricca di sapori e di ingredienti rustici, molto nutriente, molto gustosa e anche salutare persino per noi che non abbiamo quelle disperate fatiche da affrontare.

Zuppa del mietitore

Mettere a mollo il contenuto del sacchetto di zuppa per una notte, gettare l’acqua quindi mettere al fuoco con salvia e aglio e coperta abbondantemente di acqua, far bollire per almeno un’ora circa.

A parte soffriggere in olio abbondante della cipolla tritata, aggiungere qualche cucchiaiata di pomodoro passato. Poi nel  soffritto aggiungere le patate a dadini, un gambo di sedano tagliato fino e qualche foglia di basilico. Dopo aver fatto insaporire il tutto girandolo spesso sfumare con un po’ di vino bianco e poi coprire il tutto con un po’ d’acqua e fare cuocere. Quando le patate sono cotte salare, pepare (eventualmente) e aggiungere il tutto alla zuppa…

Servire con un giro di olio e crostini di pane.

E poi… gustare pensando a questi luoghi belli e remoti che sono ancora lì e aspettano che noi torniamo a godere della loro bellezza e cultura,  anche per non lasciarli soli, votati all’oblio e al lento disfacimento

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la rosa a sei petali, una decorazione frequente lungo le valli ai piedi dei Sibillini, testimone di antiche presenze e frequentazioni templari e non…

 

 

 

 

 

una zuppa dei Sibillini, terra di terremotiultima modifica: 2016-11-14T15:23:44+00:00da scanfesca
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